3gAllergy™ è l'unico dosaggio di IgE specifiche approvato FDA come dosaggio di terza generazione.
L'allergene liquido brevettato SIEMENS è la chiave che rende il dosaggio delle IgE Specifiche su IMMULITE® 2000 e IMMULITE® 2500 sensibile, specifico ed affidabile.
Il supporto solubile polimero-copolimero aumenta i siti di legame e la loro accessibilità alle IgE allergene specifiche. La tecnica di lavaggio brevettata dell'IMMULITE® 2000 e IMMULITE® 2500 esalta la specificità del sistema.
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Cosa sono i determinanti carboidratici cross-reattivi? |
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I determinanti carboidratici cross-reattivi (CCD) sono catene di carboidrati presenti nelle glicoproteine.
Molti allergeni sono costituiti da glicoproteine, ed in questo caso i CCD sono capaci di provocare la produzione di IgE altamente cross-reattive.
Nonostante la grande eterogeneità dei carboidrati, glicoproteine di invertebrati e vegetali hanno alcune porzioni uguali.
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Mannosidasi da Saccharomyces
cerevisiae, glicoproteina con tre
catene di glicani (riprodotto da Vallee
et al., e disponibile su
Protein Data Bank,
ID:1DL2.http://www.pdb.org).
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Catena di N-glicani, formata da due N-acetil-glucosaminasi (G), tre mannosi, uno xiloso, un fucoso (=MMXF), e coniugata alla proteina mediante asparagina.
Le prima segnalazioni di IgE dirette verso i determinanti carboidratici risalgono ai primi anni ottanta 2,3. La produzione di questi anticorpi IgE può essere provocata dall’esposizione ai pollini o da puntura d’insetto. |
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Dove si trovano i CCD ? |
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I CCD sono stati identificati in diversi tipi di allergeni di origine vegetale ed animale.. |
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L’esposizione ai pollini sembra essere la più importante causa della produzione di IgE verso i determinanti carboidratici crossreattivi.
Non è ancora noto perché alcuni pollini provochino più di altri la produzione di IgE anti-CCD.
Gli induttori più importanti di IgE anti-CCD sono i pollini di graminacee, sebbene determinanti carboidratici siano stati descritti anche in pollini di alberi e di erbe. |
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Alimenti di origine vegetale 19-32 |
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La produzione di IgE anti-CCD è stata osservata in risposta all’esposizione a svariati vegetali, frutti e semi: pomodoro, sedano,carota, zucchino, mela, arachide,lenticchia, soia, kiwi, ciliegia, nocciola, mango, seme di girasole, caco.
La reattività crociata “in vitro” tra pollini ed alimenti di origine vegetale è spesso causata dai CCD. |
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Il latex contiene almeno tre molecole glicosilate (Hev b 2, Hevb 4, Hev b 13) che possono indurre la produzione di IgE anti-CCD. |
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Veleno di insetti (imenotteri) 36-41 |
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Le ialuronidasi (Apidi, Vespidi), le fosfolipasi A1 ed A2 (ape) sono proteine glicosilate presenti nel veleno di insetti che possono provocare la produzione di IgE anti-CCD dopo la puntura dell’insetto. |
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I CCD sono in grado di provocare sintomi? |
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In tutti gli studi pubblicati ad oggi la presenza di IgE anti-CCD è associata a test cutanei negativi e mancanza di sintomi clinici, quindi si ritiene che i CCD non abbiano rilevanza clinica 42, cioè non siano in grado di provocare sintomi.
La maggior parte delle glicoproteine ha solo un glicano capace di legarsi alle IgE.
Le IgE anti-CCD non dovrebbero essere in grado di realizzare il ponte fra due recettori delle mast cellule e dei basofili e di causare quindi la liberazione dei mediatori dell’infiammazione.
Per questo pazienti con risposta IgE ristretta ai CCD non presenterebbero sintomi clinici.
E’ ormai ben dimostrato che le IgE anti-CCD possono essere rilevate come tali dai test in vitro. 43
Quindi, finchè non ne sarà dimostrata la rilevanza clinica, i CCD possono essere considerati potenziale causa di nterferenza in questi test;
l’incidenza del fenomeno non è nota: ad oggi sono disponibili solo dati limitati sulla prevalenza e la distribuzione delle IgE anti-CCD, e sulla presenza di IgE anti-CCD in ampie coorti di soggetti allergopatici. |
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Quali sono le implicazioni delle IgE anti-CCD nella diagnosi di allergopatia? |
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Quando un paziente con IgE anti-CCD è studiato in vitroad esempio per le arachidi, la potenziale interferenza dei CCD può avere i seguenti effetti: |
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- Se il paziente non è sensibilizzata all’arachide ma il dosaggio rivela IgE anti-CCD, il risultato per questo allergene sarà “clinicamente falso positivo”.
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Risultati preliminari suggeriscono che l’interferenza dei CCD può variare nei diversi reagenti commerciali, a secondo le differenti tecniche di produzione. 43, 44 |
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Quando dovrebbero essere studiate le interferenze da IgE anti-CCD? |
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Quando i risultati del test in vitro non correlano con la storia clinica (sintomi, test cutaneo) di un paziente.
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Quando un paziente risulta positivo, nel test in vitro, a numerosi allergeni.
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Quando differenti meto di in vitro danno risultati discrepanti per lo stesso allergene.
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Per tre differenti tipi di allergeni:
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Alimenti di origine vegetale: verdure, frutta, semi (arachidi) 42
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Latice: quando non c'è esposizione a fattori di rischio professionali 4
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Veleno d'insetti: quando si trovano risultati positivi invitro sia per il veleno d'ape che per quello di vespa. 36
Le pollinosi, specialmente le sensibilizzazioni multiple, costituiscono la maggior causa di interferenza da IgE anti-CCD. |
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Perché è importante identificare leinterferenze da IgE anti-CCD? |
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E’ importante poter fornire al clinico informazioni su eventuali interferenze che possono influenzare il risultato di un test in vitro.
Anche se la diagnosi clinica di allergia non sarà mai basata solo sui risultati dei test in vitro, la presenza di IgE dirette contro i determinanti carboidratici crea un rischio di errata diagnosi di allergia ad alimenti, latice o veleno di insetti, specialmente nei pazienti pollinosici.
Questo errore diagnostico può causare diete di eliminazione o immunoterapie non necessarie od inappropriate. 45 |
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Come si possono identificare le interferenzeda IgE anti-CCD? |
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E’ possibile dimostrare la presenza di IgE anti-CCD nel siero del paziente valutando la presenza di IgE contro una glicoproteina ben caratterizzata.
L’utilizzo di questa glicoproteina come “marker” di IgE anti-CCD, indica la presenza nel siero di IgE dirette contro gli epitopi carboidratici.
La bromelina è la glicoproteina più frequentemente usata per identificare la reattività IgE mediata verso i determinanti carboidratici.
E’un buon marker perché la sua catena di carboidrati è molto simile a quella di svariate altre piante e perché la vera allergia alla bromelina è molto rara.
La bromelina può anche essere utilizzata come inibitore nei test di competizione quantitativa o qualitativa.
Le procedure dei test di inibizione sono ben standardizzate e permettono di distinguere tra reattività crociata e reale sensibilizzazione multipla.
La bromelina, disponibile nel sistema 3g Allergy, si utilizza come qualunque altro allergene.
Una concentrazione elevata di IgE specifiche per la bromelina suggerisce la presenza di IgE anti-CCD nel campione (molto più raramente, che il paziente sia sensibilizzato alla bromelina).
Comunque è sempre necessaria un’attenta interpretazione dei risultati degli altri test in vitro e la valutazione della loro rilevanza clinica.
E’ importante sapere che la reattività crociata in vitro non è equivalente alla sensibilità clinica. 25
In letteratura sono descritti anche altri marcatori di reattività crociata dovuta ai CCD, come l’ ascorbato ossidasi o la perossidasi di rafano, che differiscono dalla bromelina per il numero di catene di carboidrati. 46
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Nome |
Bromelina |
Perossidasi di rafano |
Ascorbato ossidasi |
Fonte |
Ananas |
Radice di rafano |
Zucchini |
Numero di catene carboidrati |
1 |
7 |
4 |
Struttura † |
MOXF |
MMXF |
MMXF |
Codice SIEMENS |
K202 |
K225 |
K226 |
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†M: mannoso, X: xyloso, F: fucoso.
Un risultato positivo per IgE specifiche anti bromelina (o qualunque altra glicoproteina utilizzata come marcatore di CCD) non esclude mai completamente la possibilità di una reazione allergica 47.
In conclusione, la presenza di IgE anti-CCD dovrebbe essere attentamente valutata in ogni dosaggio in vitro che utilizzi glicoproteine native o ricombinanti. |
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