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4 aprile 2025

L’infiammazione come male del secolo: le proteine della fase acuta

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Il ruolo della medicina è profondamente cambiato e si sta sempre più orientando verso la prevenzione delle malattie per il mantenimento dello stato di benessere.

Tutte le situazioni che affrontiamo quotidianamente, infatti, sollecitano il nostro organismo e stimolano risposte, alcune immediate ed evidenti, mentre altre, più profonde, sono il risultato del complesso sistema del nostro metabolismo.

Il cibo di cui ci nutriamo, le emozioni che viviamo, il riposo e l’attività fisica che ci concediamo, ma anche le malattie fanno parte di questa varietà di situazioni. In particolar modo virus e batteri possono provocare un danno importante per l’integrità del nostro organismo.

Il corpo reagisce  e mette in campo una complessa rete di risposte regolate da mediatori cellulari , sostanze che permettono alle cellule di comunicare tra loro, coordinando le reazioni del sistema immunitario.

Le citochine  e in particolar modo le interleuchine sono fondamentali nell’attivare lo stato infiammatorio che rappresenta un meccanismo di difesa essenziale nei confronti degli attacchi esterni come quelli dei patogeni.

L’infiammazione, tuttavia, soprattutto se cronica e silente, è salita alla ribalta, come “male del secolo” poiché è facilmente sostenuta da molte cattive abitudini quotidiane, come l’alimentazione sbagliata e la sedentarietà, ed è stata dimostrata essere tra i meccanismi principali condivisi da una serie interminabile di malattie come patologie cardiache, obesità, celiachia, malattie neurodegenerative, patologie autoimmuni, tumorali e diabete.

Interventi preventivi sullo stile di vita, comportamenti e fattori di rischio potrebbero rappresentare una possibile soluzione ad almeno parte di questi problemi.

La conoscenza della suscettibilità individuale può essere valutata attraverso test innovativi che consentono l’analisi di questi mediatori e forniscono una fotografia istantanea della condizione infiammatoria all’atto del prelievo.

Sieroamiloide A (SAA)

La sieroamiloide A (SAA) comprende una famiglia eterogenea di apolipoproteine (12-14 kDa) prodotte principalmente a livello epatico in risposta al rilascio di citochine da parte dei monociti attivati ; inoltre, è il precursore della amiloide A, principale componente fibrillare dei depositi di amiloide nei pazienti affetti da amiloidosi .

Ruolo della A-SAA durante l’infiammazione

Sebbene rimanga oscuro il ruolo primario svolto dalla A-SAA, diversi studi  hanno dimostrato che è una proteina multifunzionale implicata sia nella modulazione della risposta infiammatoria, con funzioni stimolanti ed inibenti, sia nel metabolismo e trasporto del colesterolo.

Significato clinico Malattie infiammatorie acute

Come già anticipato, la siero amiloide A (SAA) é la principale proteina della fase acuta rilasciata in circolo in risposta a qualunque reazione infiammatoria o in seguito a danno tissutale, infezione, o trauma di ogni genere. Nell’arco delle prime 24-36 ore, i livelli ematici di SAA possono aumentare anche di 1000 volte rispetto ai valori fisiologici . Le concentrazioni di SAA sono di solito concordanti con quelle della proteina C reattiva (PCR) anche se diversi studi indicano la prima come un marker più sensibile di stato infiammatorio . Dopo un trauma chirurgico, in seguito ad operazione soprattutto addominale, i livelli di SAA aumentano progressivamente, raggiungendo un picco il secondo giorno dopo l’intervento chirurgico e normalizzandosi dopo 6 giorni, se non subentrano complicanze infettive o infiammatorie: in questo caso, la SAA si comporta come un efficace marcatore della fase acuta. Questo comportamento postoperatorio della SAA, si differenzia da quello di un altro protagonista della fase acuta, la PCR, che non sempre aumenta nel decorso postoperatorio. Subito dopo uno stimolo infiammatorio, i primi marcatori di infezione ad aumentare sono le citochine, di solito entro 2 ore; i successivi indicatori ad elevarsi sono SAA e PCR, nell’arco di 3-6 ore, raggiungendo i rispettivi picchi ematici in 2-3 giorni e ritornando a livelli basali dopo circa una settimana. SAA e PCR sono denominati reagenti della fase acuta di prima classe, perché sono gli indici plasmatici più sensibili di infiammazione acuta . La SAA é stata valutata come ottimo parametro biochimico precoce nelle infezioni neonatali , presentando lo stesso andamento sia in infezioni virali che in quelle batteriche, a differenza della PCR.

Proteina C-reattiva (PCR)

La  proteina C- reattiva (PCR) è prodotta dal fegato e la si trova nel sangue periferico. La sua immissione nel circolo sanguigno avviene in risposta a processi infiammatori e dunque i suoi livelli nel sangue aumentano in maniera significativa se è in corso un’infiammazione. È considerata una delle “proteine della fase acuta”, come per esempio la VES, ovvero la velocità di sedimentazione dei globuli rossi

I livelli della proteina C-reattiva consentono di confermare o escludere la presenza di un’infiammazione, ma non possono indicare dove questa sia collocata. Se l’esame si rivela positivo, l’infiammazione potrebbe essere dovuta a diverse patologie (tumori, tubercolosi, malattie infiammatorie croniche intestinali, polmonite pneumococcica, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide) e occorre collocare il risultato del test nel quadro del sospetto diagnostico.

Esulando dall’ambito cardiaco,  la misura della PCR può essere prescritta per:

  • Identificare la presenza di infiammazione in pazienti che manifestano sintomi correlati, quali febbre, brividi, arrossamenti, nausea, vomito, iperventilazione e/o tachicardia
  • Stabilire il trattamento in caso di sepsi, una complicanza potenzialmente letale delle infezioni batteriche che consiste in una eccessiva risposta infiammatoria a livello sistemico
  • Monitorare gli attacchi acuti (flares) delle malattie infiammatorie croniche autoimmuni, come il lupus o l’artrite reumatoide
  • Monitorare la risposta al trattamento per le malattie infiammatorie croniche.

TNF α (Tumor Necrosis Factor cioè Fattore di Necrosi Tumorale)

Il TNF α  è una citochina (un tipo di proteina di fase acuta) che entra in gioco durante i processi infiammatori del nostro organismo. E’ prodotto principalmente dai macrofagi sebbene possa essere prodotto da cellule linfoidi, cellule endoteliali, fibroblasti, mastociti. Il TNF interviene nella regolazione delle cellule del sistema immunitario. Induce, febbre, cachessia, infiammazione. I livelli aumentati possono essere riscontrati in tutte le situazioni di infiammazione, malattie infettive, sepsi, malattie autoimmuni, nel rigetto da trapianto d’organo.  L’espressione controllata del TNF è essenziale per promuovere l’omeostasi dei tessuti e combattere le infezioni, in caso contrario, l’espressione del TNF può indurre patologie con conseguente infiammazione cronica e danni ai tessuti. Sono stati. Infatti, identificati livelli aumentati di TNF α in pazienti con patologie autoimmuni e degenerative.

Interleuchina-6

L’interleuchina-6 (IL-6) è una proteina prodotta dal sistema immunitario, implicata nella regolazione della risposta immunitaria; l’IL-6 è pertanto potenzialmente utile come marcatore di attivazione del sistema immunitario. Essa aumenta in corso di patologie infiammatorie, infezioni, disordini autoimmuni, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro.
L’IL-6 fa parte dell’ampio gruppo di molecole chiamate citochine. Le citochine svolgono molteplici ruoli nell’organismo, in particolare quelli correlati con la regolazione della risposta immunitaria.
Sono parte della “cascata infiammatoria” che coinvolge una serie di vie coordinate e attivate in maniera sequenziale.
L’IL-6 viene prodotta dai leucociti attivati e agisce su un grande numero di cellule e tessuti. È in grado di promuovere il differenziamento dei linfociti B (leucociti responsabili della produzione degli anticorpi), promuove la crescita di alcune categorie di cellule e inibisce la crescita di altre.
Essa stimola inoltre la produzione delle proteine della fase acuta e svolge un ruolo importante nella termoregolazione, nel mantenimento osseo e nella funzionalità del sistema nervoso centrale.

L’IL-6, mediatore chiave dell’infiammazione e segnale precoce di allarme di infezione, che aumenta come parte della risposta infiammatoria, è risultata essere un prezioso biomarker nella gestione della sepsi.
Il ruolo principale svolto dall’IL-6 è di tipo pro-infiammatorio ma può avere anche effetti anti-infiammatori.
L’interleuchina-6 rappresenta un target di interesse per bloccare alcuni meccanismi patogenetici dell’artrite reumatoide. I farmaci inibitori della IL-6, hanno dimostrato con successo dei miglioramenti dei segni e sintomi della malattia.

Procalcitonina

In condizioni fisiologiche viene sintetizzata nelle cellule C-della tiroide come pre-pro-ormone che attraverso proteolisi intracellulari da orgine alla procalcitonina e quindi alla calcitonina .
Nelle infezioni batteriche gravi la disseminazione delle tossine ne induce la sintesi da parte delle cellule macrofagiche e monocitiche di altri organi.
La procalcitonina aumenta nei casi di sepsi, shock settico, reazioni infiammatorie sistemiche gravi e sindrome da disfunzione multipla d’organo. Ha una emivita biologica di circa 24 ore e in vitro è molto stabile. Riflette la gravità della malattia e il decorso della attività infiammatoria.
E’ utile per differenziare le infezioni batteriche da quelle virali. Modesti aumenti si riscontrano invece in infezioni batteriche limitate, localizzate a un solo organo, ascessi capsulati. E’ degradata per via proteolitica e in parte per via renale.

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Tabella Maglumi

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