Le polmoniti acquisite in comunità (CAP) costituiscono argomento di estrema attualità e di grande rilievo ed impongono costante aggiornamento, confronto scientifico e paziente pratica quotidiana.
La CAP rappresenta una delle patologie infettive di più frequente riscontro nella pratica clinica e rappresenta spesso una emergenza clinica, richiedendo pertanto un trattamento antimicrobico adeguato e precoce, scelto su base empirica. Tuttavia, questa esigenza è resa problematica dalla diversità degli agenti microbici responsabili di CAP e dalla progressiva diffusione di ceppi farmaco resistenti. Pertanto, un approccio terapeutico corretto dovrà essere non semplicemente “empirico” ma “empirico – ragionato”, basato cioè sulla conoscenza delle eziologie microbiche più frequentemente riportate dalla recente letteratura nei diversi quadri clinici di presentazione.
Le polmoniti acquisite in comunità rappresentano una comune patologia infettiva con alta percentuale di morbilità e mortalità. Per quanto non siano disponibili dati precisi a riguardo per la maggior parte degli stati europei (Italia compresa), alcuni studi condotti in Spagna, Finlandia e Inghilterra hanno mostrato che ogni anno nove soggetti su mille della popolazione adulta 1 ammalano di CAP. Di questi, una percentuale compresa tra l’ 8 e il 51% richiede l’ospedalizzazione e, mentre la mortalità tra i pazienti non ospedalizzati è molto bassa (< 1%), tra i pazienti ricoverati questa è compresa tra il 4 e il 14%.
Nei primi cinque anni di vita, la CAP è causata prevalentemente da virus, e rappresenta una conseguenza di un’infezione delle vie respiratorie superiori. I virus più frequentemente responsabili sono il Virus Respiratorio Sinciziale, virus influenzali A e B, virus parainfluenzali, Adenovirus e Rhinovirus. Nei bambini con età superiore ai 5 anni sono più comuni le forme batteriche. L’agente eziologico più comunemente riscontrato è lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco). Altri microrganismi coinvolti sono il Mycoplasma pneumoniae e la Chlamydia pneumoniae, meno frequentemente lo Staphylococcus aureus (principale responsabile di infezioni polmonari gravi) e l’ Haemophilus influenzae tipo b. La polmonite più raramente può essere causata da un parassita, un fungo o un lievito.
Sulla base degli studi sieroepidemiologici, si stima che il 5-25% delle polmoniti acquisite in comunità sia causato da Chlamydia pneumoniae.
Attualmente esistono principalmente tre tipi di metodi diagnostici per l’infezione da MP e CP: coltura, PCR e sierologia[ . Rispetto alla PCR e alla coltura, il test sierologico è il più adatto per la diagnosi clinica grazie ad un basso costo, all’alta efficienza ed al fatto di non dover disporre di competenze specialistiche.
E’ quindi importante determinare la presenza di Ab anti-CP per un trattamento ottimale.
A seguito dell’infezione, gli anticorpi IgM si rilevano dopo 2-4 settimane e scompaiono in 2-6 mesi; le IgG e le IgA si rilevano entro 6-8 settimane e scompaiono rapidamente.Se, invece, vi è una riattivazione dell’infezione gli anticorpi IgG e IgA si rilevano più rapidamente, dopo 1-2 settimane.
Le piattaforme analitiche SNIBE Maglumi offrono un pannello completo di test idoneo per la diagnosi precoce ed il monitoraggio di infezioni sostenute da Mycoplasma pneumonie e Chlamydia pneumonia e sono pertanto un valido ausilio per il Laboratorio di Sierologia Infettiva.
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