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12 marzo 2020

Nuovo passo avanti nella diagnosi pre-clinica della malattia di Alzheimer con l’impiego di un campione di sangue

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È evidente che la malattia di Alzheimer (AD) esiste prima della comparsa della demenza. La diagnosi precoce dei cambiamenti che precedono le manifestazioni cliniche sono strategicamente importanti per il successo degli interventi volti a rallentare la velocità del declino cognitivo. I biomarcatori che possono essere dosati nel sangue costituiscono una semplificazione di questa esigenza. Infatti l’attuale gold standard che viene impiegato è rappresentato dalla tomografia ad emissione di positroni (PET) cerebrale che è in grado di individuare i depositi di amiloide cerebrale all’esordio del processo patologico e prima dell’insorgenza clinica. Abbiamo già segnalato come negli ultimi anni i ricercatori abbiano cercato di individuare dei biomarcatori, presenti nel sangue, che permettano di porre la diagnosi di AD in maniera accurata, precoce e semplice con l’impiego di un campione di sangue. La proteina plasmatica tau181 fosforilata (P-tau181) potrebbe essere aumentata nella malattia di Alzheimer (AD), ma la sua utilità per la diagnosi differenziale e la prognosi non è chiara. I ricercatori svedesi della Clinical Memory Research Unit, dell’Università di Lund, hanno studiato la P-tau181 plasmatica in tre coorti, con un totale di 589 individui, che comprendevano partecipanti senza alterazioni cognitive e pazienti con compromissione cognitiva lieve (MCI), demenza secondaria a AD e malattie neurodegenerative non-AD. I livelli plasmatici della P-tau181 sono risultati aumentati nella AD in fase preclinica e ulteriormente aumentati nelle fasi con compromissione cognitiva lieve e nella demenza. Inoltre i livelli plasmatici della P-tau181 si correlavano con i livelli della P-tau181 presente nel liquido cerebro-spinale (CSF) ed erano in grado di prevedere la positività delle scansioni con la tomografia ad emissione di positroni (PET) per la Tau. Ancora, i livelli plasmatici della P-tau181 erano in grado di differenziare la demenza da AD dalle malattie neurodegenerative non-AD con un’accuratezza simile a quella che era possibile ottenere con l’impiego della PET per l’individuazione della tau ed alla determinazione della P-tau181 nel CSF. Infine, i livelli plasmatici della P-tau181 sono stati in grado di rilevare la neuropatologia da AD in una coorte confermata dall’autopsia. La P-tau181 plasmatica elevata era associata al successivo sviluppo di demenza da AD in soggetti cognitivamente intatti ed affetti da una compromissione cognitiva lieve. In conclusione, i livelli plasmatici della P-tau181 costituiscono un biomarcatore diagnostico e prognostico non invasivo della AD, che può essere utile nella pratica clinica e negli studi. Lo stesso risultato è stato raggiunto da un gruppo di ricercatori americani il cui articolo è stato pubblicato lo stesso giorno sulla stessa rivista.

Plasma P-tau181 in Alzheimer’s disease: relationship to other biomarkers, differential diagnosis, neuropathology and longitudinal progression to Alzheimer’s dementia

Shorena Janelidze, Niklas Mattsson, Sebastian Palmqvist, et al.

Nat Med Published 02 March 2020

https://www.nature.com/articles/s41591-020-0755-1

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