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6 ottobre 2016

Ultimi aggiornamenti sulla gestione del rischio cardiovascolare nei pazienti diabetici

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Lo studio “Empagliflozin, Cardiovascular Outcomes, and Mortality in Type 2 Diabetes”, noto più semplicemente come EMPA-REG, si è concluso da poco fornendo una gran quantità di dati sulla riduzione del rischio cardiovascolare nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 e trattati con empagliflozina. Come fatto notare in un’analisi dei risultati da Lars Rydén, Professore di Cardiologia al Karolinska Institutet di Stoccolma, Svezia, questo studio ha generato nuovi quesiti sulla effettiva natura dei benefici cardiovascolari derivanti dall’assunzione di empagliflozina. Nel tentativo di trovare delle risposte Rydén ha proposto una lista di potenziali candidati responsabili, spiegando quale ruolo ciascuno di essi potrebbe ricoprire nella sua interpretazione dei meccanismi biologici. Fra questi fattori inserisce l’alterazione delle emodinamiche, del metabolismo dei carboidrati, del trasporto dell’ossigeno ai tessuti e dell’acido urico nel plasma. Sebbene i risultati ottenuti dallo studio sulla empagliflozina siano positivi e l’interpretazione dei meccanismi dell’empagliflozina proposta dal Prof. Rydén si possa considerare valida, sono necessari ulteriori studi clinici per comprendere la relazione fra il trattamento con empagliflozina e la riduzione del rischio cardiovascolare nei pazienti affetti da diabete di tipo 2. Tuttavia alcuni di questi quesiti troveranno presto risposta durante l’incontro annuale 2016 della European Association for the Study of the Diabetes; durante questo evento quando ulteriori studi clinici renderanno pubblici i dati relativi alle successive ricerche effettuate sui meccanismi della empagliflozina, così come sui meccanismi di altri inibitori SGLT2, come la dapagliflozina e la canagliflozina.

CV Risk Management in T2DM: Latest Perspectives from EASD 2016

L. Rydén

Medscape, Sept 2016

http://www.medscape.org/viewarticle/867765_3?src=emailthis